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CRITICA DELLE OPERE
Recensione di Stefania Crepaldi
La potenza del segno e di un’arte quasi oggettuale esposta accanto ad una dama dall’abito lungo, da sera, sfumato in grigio e nero, colori importanti per un appuntamento galante, con le strette bretelline a sottolineare una profonda scollatura. Strane impronte sulla stoffa indicano forse un corpo desiderato, sfiorato da infinite mani sognanti, orme che parlano di carezze rubate che sollevano una sottana di raso, perdendosi nell’oscurità di un mondo suggerito, solo all’esterno, solo nel contorno illuminato dal sole e da un candore rosato. Labbra che è facile immaginare riscaldate dal filtro di una tiepida sigaretta, unico vezzo possibile per la donna sofisticata – una Audry tra la fèmme fatale e l’ ènfant terrible, che tiene serrata tra le dita affusolate la fonte di un fumoso piacere. Si intravede il bagliore del tabacco infuocato che sprigiona un nero di pece – croce e delizia di un vizio tanto fascinoso quanto consapevolmente colpevole, una moderna coscienza di Zeno che rinnova la promessa di un’ultima sigaretta, goduriosamente inspirata e ammirata con sguardo compiaciuto.
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MOMO "Monica Ciravegna"
